L'Elefantino ribatte al teologo
Botta e risposta sulle idee forti e sofisticate di un benedettino non sedicesimo
Al direttore - Con stupore e lieve rammarico sono venuto a sapere che io sarei un benedettino (magari “perversamente”) antiratzingeriano. Così recita un vostro titolone sull’ultima pagina del 4 agosto. Una lettura impossibile, dato che non sono (quasi) mai contro alcunché (l’unica eccezione era il libro “Contro Severino” del 1996, un’esperienza che non ho intenzione di ripetere). Leggi Vecchia Europa, addio - L'intervista di Marco Burini a Elmar Salmann
7 AGO 20

Al direttore - Con stupore e lieve rammarico sono venuto a sapere che io sarei un benedettino (magari “perversamente”) antiratzingeriano. Così recita un vostro titolone sull’ultima pagina del 4 agosto. Una lettura impossibile, dato che non sono (quasi) mai contro alcunché (l’unica eccezione era il libro “Contro Severino” del 1996, un’esperienza che non ho intenzione di ripetere). Mi vedrei come un pensatore ponderante, dialogico-dialettico, che cerca di distinguere, di contemplare le cose da diverse angolature. Sicuramente, coltivo uno stile diverso da quello di Ratzinger, ma diversità non è avversità, differenza non è opposizione. Del resto, in questi ultimi trent’anni non ho pubblicato nemmeno una riga contro il teologo Ratzinger.
La distinzione (non separazione) tra vita eterna (zoe) e biologica e terrestre (bios) è biblica. Inoltre, non ho speso nemmeno una parola sulla vertenza attorno alla bioetica e alle questioni discusse in Italia; volevo soltanto illustrare la trasformazione atmosferica e mentale (più che dottrinale) avvenuta in questi cinque decenni; avrei potuto prendere anche altri esempi: l’atteggiamento della chiesa nei confronti dei diritti dell’uomo, della libertà di religione, del mondo civile e delle altre confessioni. Un cambiamento di stile madornale e non ancora del tutto realizzato. Da parte mia, lo seguo e guardo sia dal versante classico che dalla vedetta di un possibile futuro vivibile.
Per la discussione sulla vita, auspicherei un tono più descrittivo, pacato, rispettoso. L’uomo non verrà mai a capo della sua esistenza, del mistero di nascita e morte, crescita e menomazione, vittoria e sconfitta; e amo intravvedere il senso della sua biografia nell’ottica del nome e del volto salva-guardato dalla e nella presenza divina, un pensiero non lontano da molte intuizioni di Ratzinger teologo.
Negli ultimi anni della sua esistenza, il pittore Jawlensky, isolato nella Germania fascista e paralizzato da una malattia letale, ha creato una serie di mille miniature, dove la fisionomia della donna amata si trasforma nella presenza del volto umano e in una icona del Cristo sofferente e risorgente. Se le nostre discussioni potessero imparare qualcosa da questo sforzo e dalla delicatezza di queste meditazioni sofferte…
Elmar Salmann
Tutto è in quel “perversamente”, gentile professor Salmann (o padre Salmann). Il suo colloquio con Marco Burini era un pezzo pregiato, non una qualunque retorica del cristianesimo come differenza, non una via facile verso il sentimentale e l’affettuoso come ce ne sono tante nella pubblicistica cristiana oggi. “Perversamente antiratzingeriano” è formula che appartiene a una fraseologia critica, polemica, ellittica, burbanzosa perfino, e molto laica. Giusta la sua precisazione. Ma quel che volevamo dire è che è raro trovare qualcuno capace di differenziarsi dal ciclo giovanpaolino e benedettino della chiesa magisteriale di oggi con argomenti seri, rimarchevoli in tutto il loro profilo storico e teologico. La sua suggestione su un medioevo forse meno vicino a Dio del moderno, la sua decapitazione del termine “valori”, il coraggio con cui pensa l’apostasia e la deriva antinatalista dell’Europa come fenomeni necessari, fatali, ricorrenti nella storia del cristianesimo, che fra poco sarà ridotto a “oggetto etnologico” per l’islam e altre culture (e lei dice “è giunto il momento di congedarsi con eleganza”, lei predica una certa quantità di “resa” ai relativismi postmoderni): tutto questo e molto altro, dal giudizio sul Concilio, sul problema della vita umana, sugli ebrei, e la ricerca di un’identità forte per il pensiero, per l’Io che diventa narcisista se immerso nell’Altro, tutto questo è interessante, rilevante, nonostante il nucleo del suo sofisticato spirito di resa sia in evidente, innegabile contrasto con l’ossatura magisteriale degli ultimi due papi: e c’è qualcosa di scintillante e di magico, dunque di perverso nel riuscire a essere importanti, a illuminare la ricerca del significato, anche se si parli in una lingua lontana da quella del Papa.
La distinzione (non separazione) tra vita eterna (zoe) e biologica e terrestre (bios) è biblica. Inoltre, non ho speso nemmeno una parola sulla vertenza attorno alla bioetica e alle questioni discusse in Italia; volevo soltanto illustrare la trasformazione atmosferica e mentale (più che dottrinale) avvenuta in questi cinque decenni; avrei potuto prendere anche altri esempi: l’atteggiamento della chiesa nei confronti dei diritti dell’uomo, della libertà di religione, del mondo civile e delle altre confessioni. Un cambiamento di stile madornale e non ancora del tutto realizzato. Da parte mia, lo seguo e guardo sia dal versante classico che dalla vedetta di un possibile futuro vivibile.
Per la discussione sulla vita, auspicherei un tono più descrittivo, pacato, rispettoso. L’uomo non verrà mai a capo della sua esistenza, del mistero di nascita e morte, crescita e menomazione, vittoria e sconfitta; e amo intravvedere il senso della sua biografia nell’ottica del nome e del volto salva-guardato dalla e nella presenza divina, un pensiero non lontano da molte intuizioni di Ratzinger teologo.
Negli ultimi anni della sua esistenza, il pittore Jawlensky, isolato nella Germania fascista e paralizzato da una malattia letale, ha creato una serie di mille miniature, dove la fisionomia della donna amata si trasforma nella presenza del volto umano e in una icona del Cristo sofferente e risorgente. Se le nostre discussioni potessero imparare qualcosa da questo sforzo e dalla delicatezza di queste meditazioni sofferte…
Elmar Salmann
Tutto è in quel “perversamente”, gentile professor Salmann (o padre Salmann). Il suo colloquio con Marco Burini era un pezzo pregiato, non una qualunque retorica del cristianesimo come differenza, non una via facile verso il sentimentale e l’affettuoso come ce ne sono tante nella pubblicistica cristiana oggi. “Perversamente antiratzingeriano” è formula che appartiene a una fraseologia critica, polemica, ellittica, burbanzosa perfino, e molto laica. Giusta la sua precisazione. Ma quel che volevamo dire è che è raro trovare qualcuno capace di differenziarsi dal ciclo giovanpaolino e benedettino della chiesa magisteriale di oggi con argomenti seri, rimarchevoli in tutto il loro profilo storico e teologico. La sua suggestione su un medioevo forse meno vicino a Dio del moderno, la sua decapitazione del termine “valori”, il coraggio con cui pensa l’apostasia e la deriva antinatalista dell’Europa come fenomeni necessari, fatali, ricorrenti nella storia del cristianesimo, che fra poco sarà ridotto a “oggetto etnologico” per l’islam e altre culture (e lei dice “è giunto il momento di congedarsi con eleganza”, lei predica una certa quantità di “resa” ai relativismi postmoderni): tutto questo e molto altro, dal giudizio sul Concilio, sul problema della vita umana, sugli ebrei, e la ricerca di un’identità forte per il pensiero, per l’Io che diventa narcisista se immerso nell’Altro, tutto questo è interessante, rilevante, nonostante il nucleo del suo sofisticato spirito di resa sia in evidente, innegabile contrasto con l’ossatura magisteriale degli ultimi due papi: e c’è qualcosa di scintillante e di magico, dunque di perverso nel riuscire a essere importanti, a illuminare la ricerca del significato, anche se si parli in una lingua lontana da quella del Papa.